venerdì 29 luglio 2016

Come Scoprire se il Vino è Falso o Contraffatto



Mi ero già occupato di come riconoscere un buon vino da un vino che contiene solfiti ma leggendo un articolo sono rimasto al quanto perplesso perché non solo si usano i solfiti ma addirittura si falsifica il vino cioè il vino viene contraffatto e allora ritorno sull'argomento: Come fare per riconoscere un buon vino da bere in tutta tranquillità.
Premetto non sono un grande consumatore di vino ma in compagnia degli amici e dei familiari mi piace durante i pasti o come aperitivo bere qualche bicchiere di buon vino(Rosso,Bianco e Rosato).
Questo mi ha spinto sempre di più ad informarmi su come si producono dei buon vini.
Provengo da un paesino di collina dove tempo a dietro(anche oggi ma molto di meno) ognuno si faceva il vino per conto proprio e lo conserva e spesse volte lo consumava in compagnia nella propria grotta naturale.
Sotto ti linco un piccolo documentario sulle grotte dove ancora oggi si fa e si conserva il vino.Dimenticavo e dove in compagnia si beve vino accompagnato da ottimi salumi genuini.

http://www.trmtv.it/home/cultura/2012_08_21/37523.html

Risultati immagini per Le grotte per conservare il vino

Ma torniamo all'articolo domanda:

Stai bevendo il vino falso? 

I migliori consigli su come individuare una bottiglia di vino che è una truffa - tra cui etichette dubbia e di cattivo gusto.



  • Negli ultimi anni c'è stato un aumento dei vini falsi sul mercato

  • I truffatori spesso aggiungono acqua,

  • prodotti chimici e  dolcificanti  per l'alcol oltre naturalmente

  •  una quantità eccessiva di solfiti.

  • Un'esperto di vini con sede a Londra, Clare Reeves,

  • rivela il modo migliore per individuare un falso.

  • Hai mai sperimentato una sbornia dopo appena un paio di bicchieri di vino?

  • Sicuramente non è stato il vino a procurartela ma il contenuto chimico che è stato 

  • utilizzato per fare quel vino,che non solo ti può procurato la sbornia ma che può

  •  procurare seri problemi e danni al tuo organismo.

  • Allora come difendersi?

  •  Il vino falso lo puoi trovare anche in piccoli negozi indipendenti, 
  • ma già dall’etichetta ti puoi rendere conto se il vino che stai comprando è contraffatto:
  • basta guardare la carta utilizzata, l’ortografia, i colori.

  • Se intende acquistare un vino costoso è bene che ti rivolgi ad esercizi di fiducia o meglio ancora a un produttore riconosciuto che ti può offrire la massima garanzia sulla genuinità e bontà del vino.

  • Pensa nel 2013 è stato riferito che i vini falsi hanno rappresentato il 20 per cento delle vendite di vino a livello mondiale.

  • Comunque: 'Se il vino nel bicchiere ha un sapore insolito poi smettere di
  • bere subito in caso contrario

  • il vero costo potrebbe essere di gran lunga superiore al costo pagato per il vino(Contraffatto).

  • Il vino è un elisir di lunga vita: bevuto in modeste quantità aiuta ad invecchiare meglio e un bicchiere al giorno fa bene alla salute.

  • Molti studi affermano che se bevi del buon vino,(uno o due bicchieri al giorno), ti proteggi dalle malattie cardiache e dall’ipertensione.

  • Buon vino fa buon sangue.

  • Vale sempre il mio motto:

  • Prevenire è Meglio che Curare:

  • Adesso se lo vorrai potrai scoprire il nostro 
  • produttore di vini biologici di alta qualità e decidere
  • se bere il tuo bicchiere di vino in tutta tranquillità.


  • SVEZIA: IL VINO BIOLOGICO È SEMPRE PIÙ AMATO DAGLI SVEDESI

  • Un recente studio mostra che gli svedesi, più degli altri cittadini europei, tendono a scegliere sempre più spesso i vini biologici. Il rispetto per la natura prevale sul importanza data alla qualità e al prezzo.
    In particolare lo studio condotto da Ipsos per l’organizzazione francese SudVinbio dal nome ”Gli Europei e il vino biologico” evidenzia come il vino biologico cresce sia come popolarità  che come presenza sul mercato svedese.
    Lo studio analizza quattro paesi europei – Francia, Svezia, Gran Bretagna e Germania e da esso emerge che i consumatori svedesi si classificano costantemente tra i piu' interessati; in particolare infatti il 74% degli svedesi conosce il vino biologico rispetto al 63% della media e consuma vino biologico in maggiori quantità, il 51% contro una media del 35%; in Gran Bretagna invece solo il 21% della popolazione consuma vino biologico.
    Il 57% degli svedesi dichiara di avere acquistato vino biologico almeno una volta, contro la media del 42% degli altri Paesi.
    Un altro fatto interessante che emerge dallo studio è che il parametro più importante per gli svedesi nella scelta di un vino è il rispetto per l’ambiente e le varie certificazioni presenti in etichetta, a differenza dei consumatori degli altri Paesi oggetto dell'analisi che basano le proprie scelte di acquisto sul rapporto qualità/prezzo .









  • giovedì 21 luglio 2016

    L'Olio Extra Vergine di Oliva [OEVO] Scade o non Scade?

    L'olio extra vergine di oliva al contrario del vino non migliora invecchiando,ma non scade.Solo che col scorrere del tempo si deteriora inesorabilmente perdendo le sue proprietà organolettiche.
    Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su cosa effettivamente significa  “data di scadenza” nel caso dell’olio EVO  e cosa succede se consumiamo un OEVO “scaduto” o meglio un olio extra vergine di olive che ha più di 18 mesi.

    Abbiamo detto che l'olio extra vergine di olive non scade ma parliamo di deterioramento quindi parliamo di un “tempo minimo di conservazione” (TMC) e non di “data di scadenza”.Quindi l'OEVO non ha una dato di scadenza come gli altri prodotti ma un tempo minimo di conservazione.
    Cosa significa in sostanza e qual'è la differenza.
     La differenza sostanziale tra le due diciture è che nel primo caso si parla di un tempo minimo entro
     il quale il prodotto mantiene le proprietà organolettiche definite in etichetta,mentre oltre quella
     data l'olio EVO si può consumare tranquillamente per quanto riguarda la sicurezza alimentare,
    ma perde in termini qualitativi. 
    Al contrario, i cibi che prevedono una “data di scadenza” devono essere consumati entro tale termine, superato il quale si  può incorrere in seri rischi per la salute.
    Per legge il TMC dell’olio EVO è di 18 mesi dalla data di imbottigliamentoPerché “dalla data di imbottigliamento”? Semplice, perché fissando il TMC dall’imbottigliamento anziché dalla data di produzione dell’olio si favoriscono da un lato i soliti produttori furbetti e dall’altro s’ingannano i consumatori.
    E’ normale infatti imbottigliare un olio exra vergine di oliva anche ad un anno di distanza dalla sua produzione e poter mettere una TMC di 18 mesi a partire da quella data. L’olio al consumatore arriverà già con un anno di vita al quale la legge permette di aggiungere altri 18 mesi.Per meglio chiarire il concetto ho estratto da un articolo
    scritto da Paolo Amelio quanto segue: 
    Un esempio per chiarire meglio questo concetto: supponiamo che  il 15 Novembre 2011 Mario, un piccolo produttore di olio,  porti a frangere le sue olive. Essendo piccolo non può permettersi di stoccare l’olio per cui se lo fa imbottigliare tutto il giorno stesso di produzione. Le sue bottiglie avranno quindi come scadenza il 15 Giugno 2013.
    Lo stesso giorno Salvatore, un produttore molto grande, frange le sue olive e imbottiglia in parte l’olio prodotto (quindi nelle stesse condizioni di Mario), in parte lo immagazzina per poi imbottigliarlo ad esempio a Luglio 2012 (cosa completamente legale).  L’olio imbottigliato a Luglio 2012 scadrà a Gennaio 2014.
    I due oli, quello in scadenza a Giugno 2013 e quello a Gennaio 2014 sono stati prodotti lo stesso giorno, hanno subito lo stesso processo di deterioramento, dovuto ai processi ossidativi nel tempo,però uno scade sei mesi prima dell’altro! Curioso non è vero?
    Per la carità, si potrebbe obiettare che un olio conservato in cisterne di acciaio, sotto azoto e altre varie precauzioni  si deteriori di meno di uno in bottiglia. In parte è vero ma è anche vero che non esistono obblighi di legge in merito alle modalità di stoccaggio tali da evitare o bloccare i processi di deterioramento dell’olio. Quindi è nella legalità sia chi immagazzina l’olio con tutte le precauzioni del caso sia chi non lo fa; ed un olio immagazzinato per un anno in una cisterna di acciaio sotto azoto è sicuramente meno deteriorato di uno immagazzinato in una cisterna mezza vuota e piena d’aria!
    Ma  torniamo a noi consumatori e cerchiamo di rispondere alla domanda: fa male consumare un olio scaduto?
    Direi che l’aleatorietà con cui si fissa il TMC fornisca già la risposta: no, un olio scaduto non fa male.
    Ma per quanto tempo dopo la scadenza possiamo consumare un olio scaduto?
    La risposta è, ahimè, dipende! Dipende fortemente dalla qualità dell’olio e nella fattispecie dalla concentrazione di sostanze polifenoliche ivi contenute. I polifenoli contenuti nell’olio non solo lo rendono un alimento prezioso per la salute in quanto rallentano i processi degenerativi del nostro organismo, ma proteggono anche l’olio stesso da tali processi. Quindi un olio con un alto contenuto di polifenoli durerà molto a lungo mentre uno con pochi polifenoli durerà meno. Il che significa anche che, in merito a quanto già detto riguardo alla qualità dell’olio extraverginepiù un olio è di alta qualità e più durerà nel tempo.
    Una regola pertanto non esiste, però l’esperienza di assaggiatore mi porta a dire che sino ad almeno un anno dalla data di scadenza, un olio di alta qualità è in grado di mantenere le proprie caratteristiche organolettiche tale da renderlo ancora un ottimo prodotto.
    Addirittura nel caso di oli particolarmente intensi (e quindi con amaro e piccante molto pronunciati) talvolta è preferibile il consumo verso la scadenza, come è successo a me qualche giorno fa: ho aperto una meraviglioso olio di varietà Tonda Iblea e malgrado fosse ormai prossimo alla scadenza, all’assaggio si è mostrato ancora eccellente!
    Tutto questo, ribadisco, vale solo per un olio extravergine di alta qualità. Per altre porcherie a buon mercato spesso non è nemmeno necessario attendere la scadenza per consumare un prodotto difettato e dannoso per la salute!
    A voi le conclusione.
    Ma se vuoi saperne di più su come dev'essere prodotto un olio EVO biologico Ti invito a cliccare sul Link
    qui sotto per scoprire come viene ottenuto.

    Scopri come Acquistarlo Olio EVO Biologico 

    mercoledì 20 luglio 2016

    Come non sbagliare nella sceta del vino

    Quali accorgimenti devo saper 
    per scegliere un buon vino
    Cosa controllare per scegliere
     il
    Comprare un vino che non si conosce è sempre una scommessa.
    Al supermercato, all'enoteca nel negozio offline e ancora di più
    nel negozio online
    è sempre un enigma per chi non è esperto e non se ne intende.
    Alcune informazioni per riconoscere un vino di qualità:
    Prima di tutto ci dovrebbe aiutare L'etichetta.

    L’etichetta ci dovrebbe aiutare a scegliere un vino buono a tutti gli effetti
    perché rappresenta la carta d’identità del vino -.
    Dovrebbe contenere quelle informazioni necessarie ad aiutarci a fare
    la scelta giusta.

    Quali sono gli elementi che possono aiutarci a distinguere se un vino
    effettivamente è buono o meno.
    L'etichetta oltre a fornirti la carta d'identità del vino ti dovrebbe
    raccontare anche la storia di quel nettare per esempio Il vitigno
    dal quale proviene l'uva per la produzione di un determinato vino:
    Aglianico, Sangiovese, Primitivo,Nero d’Avola,Montepulciano d’Abruzzo.
    Questa indicazione riporta quando un vino è prodotto “in purezza”,
    ossia con almeno l’85%di quel vitigno.
    In alcuni casi particolari come quello del nostro produttore
    la percentuale di vitigno è il 100%.Un'altra cosa importante è L’annata.
    Questo è un altro elemento che può facilmente farci riflettere.
    Diciamo che i vini più “semplici” in genere vanno consumati
    nell’anno successivo a quello di produzione
    o al massimo entro un paio di anni.
    I vini prodotti con determinate pratiche di cantina,
    come lunghi affinamenti in legno, possono tranquillamente
    attendere anni prima di esprimere il meglio di sé.
    Se non siamo sicuri di quello che acquistiamo cioè non abbiamo un'etichetta
    che ci indica i parametri sopra riportati e cerchiamo un vino semplice
    per la cena è meglio acquistare un vino d’annata,
    massimo dell’anno precedente se si tratta di un rosso.
    Invece se vogliamo gustare un vino importante,
    come ad esempio un Brunello di Montalcino
    o del nostro produttore di vini biologici aziendali, allora in quel caso
    dovremo scegliere un’annata più vecchia.
    Del resto non esistono Brunello o un Montalcino d’annata!
    Coma nel caso del nostro produttore.
    A proposito Il produttore deve essere sempre indicato
    o almeno deve essere presente il nome,
    il codice identificativo,
    e dell’imbottigliatore.

    Un'altro fattore importante è La gradazione alcolica che dev'essere
    indicata sulla retro etichetta.
    E per legge, deve essere sempre ben visibile
    (insieme alla quantità contenuta nella bottiglia).
    La gradazione alcolica non è certamente un parametro di qualità
    ma è molto utile per capire se stiamo acquistando un vino
    “leggero e immediato” o un “vino importante”.
    Per i bianchi dai 10,5 ai 12 gradi siamo in una fascia media.
    IL bianco del nostro produttore vinificato in purezza con
    uve aglianiche ha una gradazione alcalina di 13 gradi con 30 milligrammi
    di soltiti per litro mentre nei vini bianchi commerciali si arriva a 400
    milligrammi per litro(questo è il perché dopo bevuto il vino bianco viene
    mal di testa)
    Per i rossi in genere si può salire anche di un grado.
    Se compriamo un vino rosso da 14,5 gradi come il Primitivo
    non aspettiamoci certamente di bere un vinello leggero.

    Perchè Vino Biologico,
    perché i vini prodotti da agricoltura biologica
    devono - necessariamente - essere riconoscibili.
    In etichetta hanno una particolare fogliolina verde che certifica il rispetto
    dello standard e tutte le notizie che riguardano vita e miracoli di
    quel vino e dell'azienda che li produce.
    Teniamolo sempre ben a mente.

    Il prezzo è Un fattore importante da tenere in considerazione quando si
    vuol scegliere un buon vino che non si conosce?
    Il prezzo è spesso indice di una certa qualità.
    Si può bere benissimo anche senza spendere una fortuna
    ricordandoci sempre una cosa importante:
    Un vino che viene proposto a un prezzo inferiore di 5 euro,
    anche al supermercato, deve sempre farci dubitare.
    Tolti i costi vivi: vetro, etichetta, tappo e capsula, considerato l’IVA,
    un po’ di tasse, il giusto ricarico del punto vendita e un minimo di trasporto…
    Ma quanto potrà costare davvero il nettare di vino che stiamo comprando?
    Se vuoi saperne di più visita i vini del nostro produttore:clicca per
    vedere tutte le premiazioni ricevute e la sua storia.


    giovedì 5 maggio 2016

    Perché i Cibi ottenuti col metodo di agricoltura Biologica farebbero bene alla Salute?

    Biologico: Carne e Latte contengono più omega 3 e meno acidi grassi saturi, più vitamine e minerali e meno iodio. Ancora da scoprire gli effetti sulla salute

    Ho voluto postare questo articolo perché da un lato gli scienziati dicono che gli studi fatti sul consumo di prodotti biologici apportano benefici però sono cauti nel propagandarlo,non vi sembra un controsenso vorrei il tuo parere a riguardo commentando l'articolo

    latte Biologico
    Il latte biologico contiene più omega 3 e meno saturi
    La carne e il latte biologico contengono più nutrienti associati a effetti benefici sulla salute rispetto agli altri. 
     Anche se ciò non significa necessariamente che facciano meglio: il dato è importante e costituisce un punto di partenza per  indagini più specifiche. 
    In particolare, i derivati biologici animali contengono più acidi grassi omega 3 e altri acidi grassi insaturi “buoni”, meno acidi grassi saturi “cattivi”, più minerali e vitamine, e meno iodio. Le differenze sono emerse in due studi pubblicati sul British Journal of Nutrition da un gruppo di ricercatori dell’Università inglese di Newcastle,che da tempo si occupa di definire meglio le caratteristiche degli alimenti biologici. 
    Lo stesso gruppo pochi anni fa aveva compiuto un’analoga indagine su frutta e verdura, stabilendo che quella biologica ha un contenuto in antiossidanti più elevato rispetto a quella non biologica.
    La metodologia scelta è quella della meta analisi: gli autori hanno cioè selezionato
    196 studi per il latte e 67 per la carne di varia provenienza (per poter avere un numero sufficiente di dati) e  verificato i risultati più convincenti dal punto di vista statistico.
     È emerso che tanto la carne quanto il latte biologico hanno il 50% in più di acidi grassi omega 3 e il 40% in più di acido linoleico coniugato o CLA rispetto a carne e latte non biologici.
    Parallelamente i prodotti biologici hanno concentrazioni inferiori di  due acidi grassi saturi, ovvero l’acido palmitico e l’acido miristico.
     Inoltre, latte e carne biologica hanno concentrazioni maggiori di ferro, vitamina E e carotenoidi, mentre presentano un livello di iodio inferiore (del 74%) rispetto a quelli industriali.


    Biologico
    Le differenze sono dovute all’alimentazione degli animali
    Secondo gli autori, le differenze sono dovute al tipo di alimentazione degli animali, perché i foraggi sono più ricchi di acidi grassi insaturi rispetto ai mangimi industriali, e hanno meno iodio, normalmente aggiunto ai mangimi. Inoltre i pascoli al aria aperta assicurano agli animali una maggiore varietà di micronutrienti, tra cui alcune vitamine e minerali. Ma quali sono le conseguenze per la salute umana? I ricercatori di Newcastle, ben sapendo di entrare in un ambito delicato, mantengono un basso profilo, limitandosi a constatare che molti studi hanno associato l’apporto di omega tre a un miglioramento dei parametri che definiscono il rischio cardiovascolare e, nelle donne incinte, di quelli relativi al corretto sviluppo del bambino.
    Inoltre l’EFSA, come altre autorità sanitarie, ha più volte sottolineato che la dieta occidentale non assicura un apporto sufficiente di omega tre, e che quest’ultimo dovrebbe essere incrementato (leggi raddoppiato) soprattutto con la dieta. Per questo preferire prodotti biologici  consente di avvicinarsi alle quantità consigliate di alcuni nutrienti senza aumentare le calorie o la quantità di altri elementi meno desiderabili come gli acidi grassi saturi o gli zuccheri. La ricerca propone alcuni  esempi. Mezzo litro di latte biologico intero (o l’equivalente di burro o formaggio) assicura 39 milligrammi di omega tre, pari al 16% del fabbisogno giornaliero, mentre la stessa quantità di latte intero non biologico ne apporta 25, pari all’11% del necessario.


    Più articolata è invece la questione relativa allo iodio, di cui l’OMS consiglia di assumere 140 microgrammi al giorno (valore che sale a 250 per le donne incinte e in allattamento). Da molti anni in numerosi paesi (compresi la maggior parte di quelli Europei, il Brasile, gli Stati Uniti e la Cina) lo iodio viene aggiunto al sale, a vari prodotti confezionati e a quasi tutti i mangimi industriali, al punto che si rischia l’eccesso. L’EFSA però  invita a diminuire i limiti delle aggiunte ai mangimi animali da 5 a 2 milligrammi per chilogrammo. Ma in alcuni paesi come la Gran Bretagna il sale iodato non è disponibile ovunque, e questo causa specifiche carenze, soprattutto in alcune regioni. Per questo le differenze nel contenuto in iodio tra i due tipi di prodotti potrebbero essere positive per molti paesi, nei quali lo iodio è più che disponibile, e negative per altri.















    Inoltre, l’aspetto nutrizionale è solo uno dei tre principali motivi per i quali i consumatori dichiarano di preferire i prodotti biologici. Gli altri sono il benessere animale e la tutela dell’ambiente. In generale, considerando anche la frutta e la verdura, scegliere i prodotti biologici vuol dire assumere più antiossidanti (in media il 60% in più, a parità di peso) e omega tre, e meno prodotti come i pesticidi, gli erbicidi e i metalli pesanti quali il cadmio, associati a possibili danni per l’uomo. Ora bisogna però compiere il passo successivo, ovvero progettare e condurre ricerche che dimostrino che chi mangia biologico ne trae un reale beneficio per la salute.

    Lascia un tuo commento è utile.

    Per saperne di più su una sana e corretta alimentazione vai al blog:

    venerdì 29 aprile 2016

    Solfiti nei Vini quello che c'è da Sapere.

    Ho letto questo articolo che segue,sul Il Fatto Alimentare,dopo di che ho fatto delle valutazione in base alla mia esperienza e da quello che il nostro produttore di vini biologici mi ha spiegato.


    Il nostro produttore di vini biologici discutendo sui solfiti mi faceva presente che in generale nei vini(specialmente in quelli bianchi) in commercio è consentito dalla legge l'aggiunta di 400 mg/litro,mentre in quelli biologici 150 mg/litro e che lui nei suoi vini ne usa 30 mg/litro.


    Gli ho fatto una domanda che mi è sorta spontanea: 

    Come mai queste differenze visto che i solfiti fanno male e perché sono necessari?


    La risposta del produttore:


     I vini bianchi(in particolari) non sono vini robusti quindi hanno bisogno di solfiti

     per non diventare aceto e conservarsi negli anni,mentre i vini rossi che sono più

    corposi hanno meno bisogno e non ne hanno affatto bisogno se alti di gradazione

    (robusti).


    Dal ragionamento fatto è venuto fuori il fatto che il vino bianco,rosato e rossi che

     lui produce essendo ottenute da uve aglianiche dalle quali si ottengono vini corposi 

    hanno poco o niente necessità di aggiunta di solfiti.


    Veniamo all'articolo: 


    L’European Food Safety Authority (Efsa) ha completato il dossier sulla  sicurezza 
    dei solfiti utilizzati come additivi nel processo di vinificazione per regolamentare 
    la fermentazione, e anche in altri prodotti. 
    Dopo una prima revisione condotta analizzando i più recenti studi scientifici,
    l’Efsa ha confermato la sicurezza di questi additivi, ritenendo ancora valida
    l’attuale dose giornaliera ammissibile (DGA) di 0,7 g/kg.


    Questa  soglia è da ritenersi temporanea: visto che l’autorità  ha chiesto alla comunità scientifica nuovi dati sulla tossicità, per colmare alcune lacune.
    Il gruppo di esperti dovrà di riesaminare i dati fra cinque anni
    .

    La carenza di dati aggiornati non riguarda solo i solfiti, ma anche molti altri 
    additivi alimentari che l’Efsa, su mandato dell’Unione Europea deve rivedere periodicamente.

    Per ovviare alla situazione  l’Efsa da tempo pubblica bandi di ricerca 
    chiedendo la collaborazione delle aziende che utilizzano additivi.





    Indicando in etichetta una quantità precisa di solfiti, si aiutano le persone sensibili o intolleranti ai solfiti a scegliere meglio i prodotti.

    L’Efsa invita  le aziende ad indicare sull’etichetta l’esatto quantitativo di solfiti.

    L’attuale normativa prevede la semplice dicitura “contiene solfiti” quando la presenza supera i 10 mg per chilo o litro. 

    Se però si riporta il quantitativo preciso, si viene incontro alle esigenze delle persone intolleranti  che così potrebbero scegliere con più cognizione..
    Fin qui l'articolo

    Mie considerazioni forse stupide o banale:

    Se si indica di preciso il quantitativo di solfiti aggiunti si riesce a capire se un vino è buono o meno e di conseguenza se ti fa bene o male visto tra l'altro i giovani ne fanno anche un po di abuso,
    quindi meglio fargli bere un vino buono o un vino che gli crea 
    mal di testa e di stomaco dovuto  ai solfiti aggiunti che mascherano 
    la scarsa qualità del vino.

    Ma purtroppo si sa gli interessi commerciali vengono
     sempre prima della Salute dei Cittadini.

    Vuoi saperne di più:

    Per acquistare dell'ottimo vivo:

    www.salumionline.ecwid.com


    mercoledì 27 aprile 2016

    Come al solito non si vuol fare chiarezza su Carne e Salumi

    Ho scritto più di un articolo cercando di chiarire e spiegare perché

     la carne e i salumi se di qualità e genuini non creano nessun 

    problema alla nostra salute anzi aiutano a vivere meglio e bene.


    Come puoi leggere nel nuovo allarme lanciato dal (Wcrf)

    (si fa sempre come si suol dire di tutta un erba un fascio)

    sminuendo il lavoro di chi lavora con onestà nel rispetto 

    dell'ambiente e degli animali.


    Veniamo all'articolo:

    Nuovo allarme sulle carni rosse 



    lavorate: mangiarle aumenta

    il rischio di tumore?


    Si o No?









    Salumi e insaccati indicati a rischio cancro


    L'allarme lanciato dal nuovo report del World Cancer Research Fund
     (Wcrf)
     sui rischi di tumore allo stomaco - nelle persone che bevono tre
     o più bevande alcoliche al giorno e mangiano quotidianamente 
    50 grammi di carne lavorata (l'equivalente di due fette di pancetta) - riguarda stili di vita lontani da quelli del nostro Paese.
    Facciamo la prima considerazione non si specifica che tipo di carne  e
    salumi sono stati usati per questo test.
    1)Carne genuina di animali allevate all'aperto e alimentati con prodotti
     naturali
     e pascolo.
    2)Che tipi di salumi se industriali con conservanti o genuini senza 
    conservanti ottenuti con carne di animali cresciuti nel rispetto del loro 
    benessere in
     semi-libertà e con una alimentazione sana.
      
    La ricerca del Wcrf conferma infatti che non è solo un alimento in sé che 
    definisce i rischi associati alla salute, ma la dieta e lo stile di vita nel suo complesso (a partire dal peso)". 

    Lo studio come si può dedurre indica come rischioso uno
    stile di vita che non appartiene a l'Italia o quanto meno
    alla maggior parte degli Italiani.

    Di fatto il fattore di maggiore rischio è il sovrappeso e l’obesità, 
    accompagnato a un abuso di alcool e di alimenti grigliati, 
    fritti o alla piastra (carni, anche trasformate, e pesce).
    Apro parentesi si dice sempre che la carne alla brace fa male
    perché la parte bruciacchiata diventa cancerogene,
    ma se la carne non si brucia per esempio
    usando una pietra lavica c'è o non c'è più il rischio,
    allora perché non dirlo?

    Si tratta "con tutta evidenza di uno stile di vita che è l’esatto
     opposto di 
    quello degli italiani, secondo popolo più longevo al mondo,
    (ultimi dati ci stanno dicendo che stiamo arretrando)
     i quali seguono
     la dieta mediterranea, molto più equilibrata e sostenibile 
    di quella della
     maggior parte dei Paesi considerati nella ricerca.

    Gli italiani consumano infatti mediamente meno carne e 
    salumi dei loro
     vicini europei, e ancora meno (al di sotto della metà) 
    rispetto ad americani
     (sia del sud che del nord) o australiani
    .
    Inoltre "questa comunicazione si riferisce a dati provenienti
    da studi epidemiologici, peraltro noti da tempo, che non
    tengono in conto anche delle peculiarità qualitative della
    produzione italiana di salumi. 
    È noto, infatti, che i fattori che potrebbero rappresentare
    un rischio
     (abbondante presenza di grasso e di additivi nei prodotti,
     frittura o cottura
     ad alte temperature delle carni trasformate) non sono propri
    della nostra tradizione.

     Il consumo della carne in un'alimentazione equilibrata
     "vi è ampia evidenza scientifica che dimostra i benefici
    del consumo di carne all'interno di una 
    dieta sana". Carne e salumi se di buona qualità sono una fonte essenziale di nutrienti. 

    Sono, in particolare, una fonte di proteine ​​di alto valore
     biologico che contribuiscono ad aumentare e preservare
    la massa muscolare del corpo.

    Sono anche una grande fonte di aminoacidi essenziali, vitamine
     del gruppo B (B1, B3, B6 e B12) e minerali come potassio,
     fosforo,ferro e zinco,
     che contribuiscono alla funzione normale del sistema
    immunitario,
     per mantenere buon sviluppo cognitivo e la buona
    funzione cardiaca. Pertanto, carne e salumi ​​hanno un
    valore nutritivo molto importante, quasi insostituibile
    da tutti gli
     altri prodotti nella nostra dieta quotidiana.

    Riporto un estratto di un articolo dove il Sig/r
    Martin Merrill
    fà alcune considerazioni:

    "I benefici nutrizionali del consumo di carni bovine,vitello, agnello,
     pollame, coniglio,
     ovine e suine e di uova sono chiari perché forniscono ai consumatori
     un eccellente
     apporto di proteine nella propria dieta" ha spiegato Martin Merrild, 
    presidente 
    del Copa (associazione degli agricoltori europei), sottolineando che 
    "l'allevamento è inoltre cruciale per l'economia delle zone rurali
    (dove si producono carne e salumi genuini)
     in cui spesso non vi sono alternative occupazionali".
     Le sfide oggi, ha spiegato Merrild, sono quelle della caduta dei prezzi e
     della concorrenza a livello globale, con Paesi dove i produttori non sono 
    tenuti al rispetto delle regole comunitarie, legate anche al benessere 
    degli animali.
     Senza contare la crescente 'moda' della dieta vegetariana o appunto
     il fatto che
     l'Oms abbia inserito la carne rossa nell'elenco degli alimenti
     'probabilmente cancerogeni'.
    Negli articoli linkati sotto che puoi leggere ho scritto un po di tempo fa
     ho cercato di essere obiettivo
     e fare un po di chiarezza dovuta alla mia esperienza di vita vissuta e 
    dalle competenze in materia:
    http://wwwfiordisalumi.blogspot.co.uk/2013/04/pericolosita-dei-nitriti-e-
    nitrati-nei.html

    http://wwwfiordisalumi.blogspot.co.uk/2015/09/come-evitare-che-i-salumi-e-
    gli.html

    http://wwwfiordisalumi.blogspot.co.uk/2016/02/perche-nutrirsi-anche-con-
    salumi-e-carne.html
    Ciao al prossimo articolo sulle verdure e frutta.
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    Grazie a Presto.