venerdì 29 aprile 2016

Solfiti nei Vini quello che c'è da Sapere.

Ho letto questo articolo che segue,sul Il Fatto Alimentare,dopo di che ho fatto delle valutazione in base alla mia esperienza e da quello che il nostro produttore di vini biologici mi ha spiegato.


Il nostro produttore di vini biologici discutendo sui solfiti mi faceva presente che in generale nei vini(specialmente in quelli bianchi) in commercio è consentito dalla legge l'aggiunta di 400 mg/litro,mentre in quelli biologici 150 mg/litro e che lui nei suoi vini ne usa 30 mg/litro.


Gli ho fatto una domanda che mi è sorta spontanea: 

Come mai queste differenze visto che i solfiti fanno male e perché sono necessari?


La risposta del produttore:


 I vini bianchi(in particolari) non sono vini robusti quindi hanno bisogno di solfiti

 per non diventare aceto e conservarsi negli anni,mentre i vini rossi che sono più

corposi hanno meno bisogno e non ne hanno affatto bisogno se alti di gradazione

(robusti).


Dal ragionamento fatto è venuto fuori il fatto che il vino bianco,rosato e rossi che

 lui produce essendo ottenute da uve aglianiche dalle quali si ottengono vini corposi 

hanno poco o niente necessità di aggiunta di solfiti.


Veniamo all'articolo: 


L’European Food Safety Authority (Efsa) ha completato il dossier sulla  sicurezza 
dei solfiti utilizzati come additivi nel processo di vinificazione per regolamentare 
la fermentazione, e anche in altri prodotti. 
Dopo una prima revisione condotta analizzando i più recenti studi scientifici,
l’Efsa ha confermato la sicurezza di questi additivi, ritenendo ancora valida
l’attuale dose giornaliera ammissibile (DGA) di 0,7 g/kg.


Questa  soglia è da ritenersi temporanea: visto che l’autorità  ha chiesto alla comunità scientifica nuovi dati sulla tossicità, per colmare alcune lacune.
Il gruppo di esperti dovrà di riesaminare i dati fra cinque anni
.

La carenza di dati aggiornati non riguarda solo i solfiti, ma anche molti altri 
additivi alimentari che l’Efsa, su mandato dell’Unione Europea deve rivedere periodicamente.

Per ovviare alla situazione  l’Efsa da tempo pubblica bandi di ricerca 
chiedendo la collaborazione delle aziende che utilizzano additivi.







Indicando in etichetta una quantità precisa di solfiti, si aiutano le persone sensibili o intolleranti ai solfiti a scegliere meglio i prodotti.

L’Efsa invita  le aziende ad indicare sull’etichetta l’esatto quantitativo di solfiti.

L’attuale normativa prevede la semplice dicitura “contiene solfiti” quando la presenza supera i 10 mg per chilo o litro. 

Se però si riporta il quantitativo preciso, si viene incontro alle esigenze delle persone intolleranti  che così potrebbero scegliere con più cognizione..
Fin qui l'articolo

Mie considerazioni forse stupide o banale:

Se si indica di preciso il quantitativo di solfiti aggiunti si riesce a capire se un vino è buono o meno e di conseguenza se ti fa bene o male visto tra l'altro i giovani ne fanno anche un po di abuso,
quindi meglio fargli bere un vino buono o un vino che gli crea 
mal di testa e di stomaco dovuto  ai solfiti aggiunti che mascherano 
la scarsa qualità del vino.

Ma purtroppo si sa gli interessi commerciali vengono
 sempre prima della Salute dei Cittadini.

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